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“L’immagine della città nelle narrazioni contemporanee”
Lezioni aperte

a cura della Prof.ssa Nunzia Palmieri

 

Spazi di relazione e d’identità, luoghi di erranza e disorientamento, le nuove città portano i segni delle trasformazioni morfologiche e simboliche che le hanno attraversate nel corso dell’ultimo secolo. Gli spazi urbani contemporanei hanno ampliato i loro confini, che si mostrano sfrangiati e mutevoli come i profili delle nuvole o disposti in larghe macchie dalla conformazione disomogenea, simili a un arcipelago che si espande con rapidi affioralmenti e forma talvolta un tessuto a maglie fitte, che unisce i grandi nuclei d’insediamento senza soluzione di continuità.

Le nuove città assumono nell’immaginario degli scrittori contemporanei l’aspetto di corpi discontinui in cui la molteplicità costituisce il limite dello sguardo, il suo punto di fuga paradossale. Già sul finire degli Anni Trenta, alla vigilia del secondo conflitto mondiale, Carlo Emilio Gadda coglieva in anticipo sui tempi, rispetto agli studi sociologici e antropologici a venire, il nucleo simbolico delle trasformazioni subite dalla città di Milano: sotto lo sguardo critico e divertito di Gadda, le nuove periferie fanno esplodere le forme armoniche dell’antico centro urbano, chiuso nella cerchia ordinata delle mura, espandendosi in uno spazio caotico e maleodorante, imprevedibile e a suo modo suscitatore di moti d’eccitazione.

A partire dagli Anni Sessanta, è il romanzo americano a decretare il primato delle periferie, che diventano luoghi letterari per eccellenza, dopo aver conquistato il cinema e le arti figurative. Attraversati dalle grandi arterie di comunicazione, i suburbs sollecitano intrecci dickensiani e atmosfere neogotiche, ospitano gli scontri fra bande rivali che ricordano i gangster’s movies o fanno da sfondo a fantasie apocalittiche. La letteratura italiana del secondo Novecento contrae i suoi debiti più evidenti con il cinema del Dopoguerra, da cui lentamente (ma non definitivamente) si distacca per seguire il filone americano. Le voci più originali, tuttavia, percorrono altre strade, sperimentando nuove possibilità di scrittura e di costruzione del testo, a partire da una visione della città affrancata dall’impronta che il cinema e il romanzo americano “di genere” le avevano conferito, con i rischi inevitabili della stereotipia.

Le visoni più affascinanti delle nuove città si mostrano quasi sempre in forme labili, attraverso sguardi trasognati e un po’ miopi, percorsi nebbiosi e labirintici, scenari in dissolvenza. Così si presentano ai nostri occhi le città coperte di polvere e immerse nelle brume delle novelle filosofiche di Gianni Celati; così ci appaiono i campi da gioco, gli edifici labirintici, le vie di fuga impossibili nei racconti di Daniele Benati, in viaggio dalle periferie emiliane ai quartieri americani della sua immaginaria Mysic Avenue.

La dissoluzione degli spazi migra nel tessuto stilistico, che segue quasi mimeticamente i movimenti di trasformazione delle forme e delle funzioni ad esse coniugate. Se Calvino riusciva ancora a comporre un quadro sinottico delle sue città immaginarie seguendo uno schema geometrico preordinato, le nuove scritture seguono percorsi rizomatici, si sfaldano in uno stile che evita deliberatamente i tracciati riconoscibili e i punti di orientamento certi: una scrittura rarefatta, porosa, attraversata dal vento dà forma, nell’ultimo quarto di secolo, all’immaginario delle nuove città.

Ingresso libero

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Dettagli Evento

7 Mag 2018
12.00-14.00
Parco della Rocca (Città Alta), Via Alla Rocca, Bergamo, BG, Italia
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